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News by Donnamoderna.com Mums



    L'importanza di dare limiti - Lun, 25 Set 2017 12:25:00 +0200
    Mamme
    Che cosa significa insegnare a un bambino l'importanza dei limiti? Prima dei piccoli l'avventura inizia dal genitore, perché capire il senso del limite è una sfida... a ogni età.Spesso vissuto e recepito in senso negativo, il limite è qualcosa di ben diverso. Iniziamo dal vocabolario. Viene definito limite un valore dal quale risulta condizionata l'entità o l'estensione di un'attività... di un'azione o un comportamento. Attenzione, il limite circoscrive il confine: disegna la linea sottile entro cui ci possiamo muovere e fare esperienza nello spazio. È il motivo per cui sperimentare i limiti significa diventare più consapevoli di ciò che possiamo e ciò che non possiamo. Impariamo a conoscere il pericolo e quello che non lo è, camminiamo nel territorio del noto e iniziamo a correre il rischio esplorando l'ignoto.Nessuno può oltrepassare la fine, recita un antico proverbio: riflettere sui limiti significa riconoscere il proprio potere e iniziare a costruire il potenziale che ognuno di noi ha, consapevole che gli strumenti possono essere molto differenti, a seconda delle persone e dei contesti. Il cancello che segna il confine oltre il quale non è possibile andare ci insegna che sapersi fermare in alcuni casi protegge la nostra incolumità. Lo stesso cancello, limite in senso fisico e simbolico, a seconda dei casi si trasforma anche nel punto da dove guardare l'infinito. Per andare avanti, con coraggio, e sapere quando siamo in grado di farcela, per uscire dagli schemi e andare verso il mondo forti sulle proprie gambe, grazie alle risorse che abbiamo imparato a trovare.Perché è difficile dire no a chi si ama? Negare significa essere in grado di sopportare la frustrazione dell'altro e questa capacità non è qualcosa di cui siamo corredati fin dalla nascita: l'abbiamo appresa, e a fatica, grazie alle esperienze di vita e sopportando noi stessi il senso acuto dell'insoddisfazione. Prima di essere genitori c'è bisogno di digerire e metabolizzare ciò che per ognuno significa essere figli: un processo non scontato, una lezione che forse non ha mai fine.Le regole in questo senso non hanno valore in sé. Non esiste una regola che vale sempre e questo ogni genitore lo sa bene. Il termine 'regola' deriva dalla lingua latina, dal verbo 'regere', guidare dritto. Dare regole è atto d'amore perché accompagna nella vita: esse sono funzionali rispetto ai valori che consideriamo importanti e che desideriamo trasmettere. Sedersi a tavolino insieme al partner e accettare di negoziare lo stile educativo meditando il proprio vissuto è un atto di umiltà, consapevoli che la relazione, con un figlio e con chiunque, è sempre in costante trasformazione, destinata a completarsi non sulle pagine del passato, bensì nel presente.Il bambino ideale sognato prima di diventare genitori non esiste: davanti a noi c'è e ci sarà sempre una persona in carne e ossa, contro cui si infrange ogni convinzione, sistema o pedagogia prefissata. Ogni giorno ci confrontiamo con un essere umano che, come noi, ha un suo carattere, sogni e bisogni differenti. I limiti non sono mai un concetto generale, ecco il motivo per cui hanno bisogno di essere ridiscussi (sempre!) e non funzionano granché se applicati in maniera indiscriminata. Ogni bambino è unico. E lo è anche il suo cammino nel mondo, perché lo spazio che possiamo e vogliamo percorrere è un viaggio in costante cambiamento. Anno dopo anno, momento per momento. 




    Come organizzerai il suo primo compleanno? - Mer, 20 Set 2017 07:31:00 +0200
    Mamme
    Il primo compleanno del tuo bambino, un momento indimenticabile. Questa festa può trasformarsi nell'occasione giusta per invitare i membri di famiglia e presentare tuo figlio agli amici che ancora non hanno avuto modo di conoscerlo. Ecco le ispirazioni per organizzare una festa low cost, coloratissima e... senza stress!Primo compleanno: frasiGli auguri, da scrivere su un biglietto o un cartoncino speciale, sono un modo per incidere nella memoria questo evento: il primo anno trascorso. Tra le frasi e i messaggi per il primo compleanno: «Il tuo arrivo ci ha cambiato la vita, grazie per questo meraviglioso anno insieme», «Guardiamo con orgoglio i primi passi che muovi nella vita e siamo pronti ad accompagnarti, mano per mano», «Qualsiasi cosa accadrà, ricorda sempre che il nostro amore ti sostiene, invisibile e infinito: in questo lungo viaggio della vita siamo insieme», «Amore, la tua gioia vitale ci ispira a diventare persone migliori... e crescere con te, giorno dopo giorno».Primo compleanno bimbaDalla torta di compleanno alle decorazioni scegli i colori da utilizzare per l'allestimento. Basta un attimo per creare un'atmosfera di festa e gioia. Rosa? Non solo! Giallo acceso, blu notte, verde, arancione, senza contare le sfumature intense dal fucsia al viola: un arcobaleno di emozioni da abbinare a palloncini, festoni di carta, lanterne da appendere. Se saranno presenti cuginette e amichetti più grandi predisponi un angolo con il truccabimbi: dipingere la pelle con farfalle o maschere di animali per i bambini è un passatempo elettrizzante.Decorazioni per il primo compleannoImmancabili i palloncini colorati, con cui riempire la stanza della festa per la gioia dei più piccoli, ma anche degli adulti. Portano allegria e fanno atmosfera: online o nei negozi specializzati è possibile acquistare bombole a elio per gonfiare i palloncini in modo agevole, a costi contenuti. Se ami il bricolage puoi confezionare tanti festoni di carta da appendere sulle pareti: aggiungi fiori freschi sulla tavola e una ghirlanda sulla porta per un tocco di dolce poesia. Hai ospiti a cena? Per gli amici e i familiari più stretti sarà bello ritrovarsi insieme per un aperitivo o una cena intima. Il giorno precedente prepara un piatto facile, da infilare in forno: l'importante è stare insieme. Predisponi lanterne e vasetti con piccole candele da accendere al tramonto: durante il periodo estivo saranno perfette per creare magia in giardino, nel periodo invernale doneranno calore alla tavola apparecchiata.Primo compleanno bimboI regali per un bambino spesso iniziano già a questa età a distinguersi rispetto ai doni dedicati alle femmine, eppure ricordiamoci che giocare è... unisex! Come sugggeriscono gli esperti è preferibile orientarsi su materiali semplici anziché giochi complessi, perché sono le cose più semplici a stimolare la sua fantasia e lasciar spazio all'inventiva. Dal primo anno di età per i piccoli inizia un emozionante viaggio verso la progressiva autonomia: sì ai materiali didattici come i giochi Montessori, con cui divertirsi e imparare. Casette fai da te e banchi di lavoro aiuteranno i bambini a sviluppare la manualità. Da non dimenticare i libri, da sfogliare e leggere insieme ai genitori: l'amore per la lettura nasce da piccoli. Unico nel suo genere, il libro Leggere a tre anni di Glenn Doman, scritto negli anni Settanta, rimane un best seller in grado di ispirare e sensibilizzare all'alfabeto, con cui giocare già durante il primo anno di vita del bambino.Come organizzare la festa per il primo compleannoIl primo punto critico da superare è... la scelta del posto! L'ambiente idoneo è sufficientemente spazioso e permette agli ospiti di muoversi con facilità, tuttavia è l'ospitalità ciò che permette di vivere con gioia una bella giornata di festa. Evita di strafare e... eviterai molto dello stress! Scegli i parenti più intimi, con cui ami stare, e gli amici del cuore. Puoi inviare un cartoncino colorato o un messaggio. Stuzzichini, panini farciti e piccoli assaggi finger food da inserire in bicchierini sono pratici e piacciono perché risultano divertenti: chiedi una mano alla suocera brava ai fornelli, mamma o l'amica, saranno felici di aiutarti. La torta di compleanno? Semplicissima, fatta in casa, con crema e frutta. A proposito, non dimenticare le candeline colorate da spegnere insieme per augurare un nuovo anno di felicità al tuo bambino.




    Scrivere e leggere prima della scuola primaria: giusto o sbagliato? - Mar, 19 Set 2017 14:50:00 +0200
    Mamme
    Non sono poche le mamme che, durante l'ultimo anno di scuola materna, avvicinano i figli alla lettura e alla scrittura. Alcune, addirittura, impartiscono vere e proprie lezioni a bambini non ancora seienni. Ma imparare a leggere e a scrivere prima della scuola primaria è consigliabile? Oppure si rischia di commettere persino qualche "danno"?Per fare chiarezza, abbiamo chiesto il parere di Antonella Meiani, maestra molto amata e autrice del libro "Tutti i bambini devono essere felici" (Terre di mezzo Editore).Appagare una curiosità, senza mai forzarliA volte i bambini manifestano il desiderio di scrivere e/o di leggere già durante la scuola materna. O, a volte, sono le mamme a forzare questo tipo di pre-apprendimento, con la speranza che i figli possano poi trovarsi in qualche modo avvantaggiati una volta giunti sui banchi di scuola.«Se è il bambino che manifesta il desiderio di leggere o di scrivere qualcosa (dal proprio nome alle parole che più lo incuriosiscono), ben venga. I genitori possono mostrargli come scrivere o leggere lettere e parole, lasciandolo poi libero di sperimentare. Ma se sono i genitori a insistere perché il bambino legga e scriva prima dell'ingresso alla scuola primaria, il discorso cambia. Infatti, al centro di tutto va sempre messo il bambino. Dunque, i figli non andrebbero mai forzati a leggere o a scrivere prima del tempo. Se esprimono curiosità e chiedono di imparare, invece, non vi è ragione per tarpar loro le ali. Diciamo che può succedere, però, che bambini già capaci di leggere e scrivere i primi mesi di scuola possano annoiarsi. In questi casi, spetta all'insegnante trovare il giusto equilibrio assegnando loro compiti particolari. È anche vero che, partendo tutti da uno stesso punto, la classe riesce a trovare più facilmente un suo "ritmo"» spiega Antonella.Lettura e scritturaCome precisa Antonella Meiani, vi è poi una sostanziale differenza tra lettura e scrittura in tal senso.«Una volta che si sa leggere, si è imparato a leggere. Invece, per imparare a scrivere è necessario seguire un metodo. E questo tipo di metodo è diverso da insegnante a insegnante. Se una mamma o un papà insegnano al bambino a scrivere prima di andare a scuola, quest'ultimo potrà poi trovarsi di fronte a un metodo (quello della maestra) diverso dal metodo usato dai genitori. Tutto ciò può generare confusione nel bimbo e, in generale, all'interno della classe. Quindi, consiglio di affidare l'apprendimento della scrittura all'ambito della scuola primaria» continua Antonella.«Se nella classe sono presenti bambini che sanno già leggere o scrivere, la maestra dovrà armonizzare i talenti creando un equilibrio: soprattutto, evitando che questi bambini tendano a "scavalcare" gli altri» ci spiega Antonella.Rispettare le diverse etàVi è, poi, un ulteriore aspetto da considerare quando si valuta l'opportunità di insegnare a un bambino della materna a leggere o a scrivere.«Imparare a leggere e a scrivere richiede un impiego di tempo. E questo tempo viene inevitabilmente sottratto ad altre attività, che io ritengo cruciali per un bambino in età pre-scolare. Non dimentichiamo che la scuola materna è una sorta di "epoca d'oro", ovvero un momento magico della crescita in cui i bambini possono dedicarsi ad attività fondamentali per il loro sviluppo psico-fisico. Alla scuola materna, i bambini possono ancora giocare per ore, manipolare, ballare, cantare, imparare gesti e azioni manuali fondamentali per la crescita. Per esempio, sottoporre un bambino della scuola materna alla frequente compilazione di schede di pregrafismo significa, in parte, sottrarre del tempo a quel tipo di attività "fisiche" e sensoriali. Per me, è più importante che i bambini arrivino alla scuola primaria con competenze legate alla loro età (per esempio, sapersi allacciare le scarpe)» spiega Antonella Meiani.La chimera di evitare ai figli le difficoltàEntriamo qui in un terreno un po' ostico ma sicuramente sempre più attuale. Le mamme (ma anche i papà) oggi tendono a voler evitare difficoltà e impedimenti ai figli, a "rastrellare" loro la strada nella speranza di rendere la vita più facile e meno problematica.«Esiste una tendenza diffusa: il desiderio di evitare le difficoltà ai figli, di metterli in condizione di non soffrire (per esempio, attraverso errori e piccole delusioni). In questo modo, però, si dimenticano sia il ruolo della scuola, sia l'importanza dell'errore e della difficoltà per la crescita dell'individuo. Infatti, ci si evolve e si cresce proprio attraverso gli errori. E il ruolo fisiologico della scuola è quello di seguire esigenze e talenti del bambino, portandolo anche a sbagliare e a trovarsi in difficoltà (per difficoltà, non intendiamo abusi o gravi situazioni). Qui, i genitori svolgono un ruolo di sostegno e di incoraggiamento durante il percorso scolastico. Sostegno che, però, non dovrebbe mai diventare “invasivo"» conclude Antonella.Tutti i bambini devono essere felici. E la conquista della felicità passa anche dall'apprendimento e dagli errori, vissuti in un ambiente sereno in cui tutti i piccoli adulti di domani abbiano le stesse opportunità e imparino a valorizzare le differenze come ricchezze. L'ansia, la fretta e le angosce del mondo adulto non dovrebbero trovare spazio in un percorso che richiede tempo e pazienza. Buone "basi" sono importanti perché, poi, l'adultità sia più consapevole e finalmente anche più coraggiosa. 




    Come insegnare ai bambini a riordinare secondo il Metodo Montessori - Lun, 18 Set 2017 15:29:00 +0200

    L’adulto è custode dell’ambiente in cui vivono sia lui che il bambino: è questo il punto cardine della filosofia di Maria Montessori e da qui partiamo per scoprire come insegnare ai bimbi a riordinare. Succede in tutte le case: le stanze all’arrivo di un figlio si trasformano presto in un parco giochi, con macchinine, colori, pupazzi e tanti altri oggetti che invadono salotto e camera.L’ordine è indispensabile non solo per non fare impazzire le mamme, ma anche perché funzionale allo sviluppo dell’ordine interiore: tuo figlio sarà così in grado di concentrarsi di più e di conseguenza di imparare meglio. Un ambiente ordinato permette al bambino di vivere in modo ordinato. E non dimentichiamolo: secondo il Metodo Montessori ogni cosa presente nel luogo che dedichiamo ai bimbi deve avere un suo scopo. Quel che non serve non è necessario.Se quindi siamo noi ad offrire ai piccoli un luogo adatto allo sviluppo dobbiamo anche insegnare loro come riordinarlo. Ecco i nostri consigli per convincere il tuo bimbo a mettere a posto!L’esempio è indispensabileSe la mamma e il papà sono ordinati, lo saranno anche i bambini. Dare il corretto esempio quindi è importante fin da quando i tuoi figli sono molto piccoli. Credi che a un anno non si rendano conto di ciò che fai? Errore! I bambini sono come spugne e se tu mostrerai loro che, al termine di un gioco, quel che è stato usato va riposto, si abitueranno a pensare che sia la fase conclusiva dell’attività e diventerà così per loro una consuetudine.  Riordinare collaborando con mamma e papàSe in una prima fase inevitabilmente il compito del riordino è dei genitori, attorno ai due anni si può iniziare a chiedere al bimbo di collaborare: mettere a posto non deve essere vissuto come un momento frustrante, quanto necessario per poi passare alle attività che si vogliono fare successivamente. Chiedi a tuo figlio, con calma e pazienza, di aiutarti a riporre al proprio posto il materiale usato per il gioco e ricorda che l’ambiente non deve diventare disordinato o sarà difficile convincere il bimbo che la pratica del riordino è fondamentale.Educare il bambino alla manualitàOggi i nostri figli hanno difficoltà a concentrarsi perché subiscono tanti stimoli contemporaneamente. Anche la concentrazione però è una capacità che si insegna. Come? Attraverso attività di ripetizione. Travasare oggetti (puoi provare con delle noci o della pasta secca) da un contenitore all’altro e ripetere l’azione quando si è conclusa è un primo passo per abituare alla concentrazione. Organizzare insieme il gioco che si desidera fare, inoltre, è un modo per spiegare al bambino tutto l’iter di svolgimento, dalla preparazione (ad esempio la scelta dei materiali che serviranno) al riordino. Quest’ultimo passo risulterà fondamentale e completamente naturale.L’ordine parte dalla stanza del bambinoI giochi di tuo figlio sono gettati alla rinfusa? È difficile convincere un bambino che l’ordine sia importante se non lo si abitua a viverlo: organizzare la cameretta o il luogo della casa a lui dedicato in maniera ordinata fa sì che sia lui stesso a ricercare l’ordine. Dei contenitori di diverse misure, appoggiati su ripiani alla sua altezza, e organizzati in base alle peculiarità dei giochi (in uno mettiamo le costruzioni, nell’altro i colori, nell’altro ancora le macchinine o le bambole ecc), creano nel bambino un ordine mentale. L’esempio in questo caso sarà altresì importante: mostra a tuo figlio come rapportarsi con i contenitori e lui ripeterà l’azione in maniera naturale anche da solo. Nel Metodo Montessori non si spiega verbalmente, ma mostrando, così che il bimbo sia portato facilmente all’emulazione.




    Come si misura la temperatura basale - Mar, 29 Ago 2017 01:44:00 +0200
    Mamme
    La misurazione della temperatura basale è un metodo naturale per individuare i possibili giorni fertili durante il mese: se ami i metodi contraccettivi naturali o se invece desideri una gravidanza puoi adottare questo metodo che richiede costanza, precisione e uno stile di vita regolare.Devi sapere però che questo metodo naturale non è affidabile al 100%: ci sono fattori che possono influenzare la temperatura corporea come il ciclo del sonno irregolare, l'assunzione di alcool, un virus, lo stress emotivo, il jet-leg da viaggio o una semplice dimenticanza. L'affidabilità del metodo della temperatura basale nell'individuare l'ovulazione (e quindi il momento più propizio per cercare una gravidanza) aumenta quando viene associato all'osservazione del muco cervicale.Occorre misurare la tua temperatura al momento del risveglio, quando il tuo corpo si trova in uno stato di quasi totale inattività e quindi di base; considera però che non esiste una temperatura basale giusta, valida per ogni donna: il dato importante è l'innalzamento della temperatura e l'annotazione del momento in cui avviene. E' più bassa nella prima metà del ciclo mestruale e leggermente più alta (alcuni decimi di grado, per es. da 36,5°C a 37°C) quando i livelli di progesterone si alzano e inizia il periodo fertile delll'ovulazione.Quando si misura la temperatura basaleLa temperatura basale si misura a partire dal primo giorno del ciclo mestruale per tutto il mese e per almeno 4/5 mesi. E' fondamentale registrare la temperatura basale appena sveglia, prima ancora di aver compiuto la minima azione come alzarsi, fare colazione o aver parlato. Questo perché i movimenti potrebbero far innalzare la tua temperatura corporea e interferire con la corretta misurazione.Come si misura la temperatura basalePer misurare la temperatura basale puoi affidarti a un buon termometro digitale accertandoti che abbia batterie sempre cariche e che sia sempre perfettamente funzionante. In commercio trovi anche termometri di precisione per rilevare i decimi di grado. Se usi un termometro a mercurio dovrai ricordarti di azzerarlo la sera prima, in modo da non doverlo scuotere energicamente al momento del risveglio. Ricorda che dovrai evitare il più possibile i movimenti, per cui tieni sempre termometro, grafico (li puoi trovare online, scaricabili gratuitamente) e penna sul comodino a portata di mano. Se preferisci la tecnologia puoi annotare la tua temperatura basale su una app.La temperatura basale si può misurare per via rettale, vaginale, orale; accertati che non siano in atto degli stati infiammatori locali in grado di alterare la temperatura (gengiviti, vaginiti, afte...). E' importante misurarla ogni giorno alle stesse condizioni, dopo un sonno ininterrotto di almeno 4/5 ore. Annota qualunque variazione possa interferire nella misurazione (cambio di termometro, notte agitata, malessere...).La temperatura basale per cercare una gravidanzaSe desideri una gravidanza puoi aumentare le probabilità di restare incinta osservando la temperatura nei giorni che segnalano l'avvicinarsi dell'ovulazione. Se misuri la temperatura basale nel modo corretto noterai un improvviso abbassamento della temperatura di alcuni decimi di grado circa 24 ore prima dell'ovulazione. Da questo momento e per i successivi due giorni aumentano le probabilità di restare incinta. Nei successivi due giorni la temperatura tenderà a rialzarsi leggermente (per esempio fino a 37°C o poco più) e manterrà i valori più alti rispetto alla fase preovulatoria. Ascolta il tuo corpo e osserva i sintomi che precedono il ciclo mestruale, potrebbero confondersi con quelli di una gravidanza allo stato iniziale.La temperatura basale come metodo contraccettivoSempre tenendo presente che il metodo della temperatura basale non è affidabile al 100% come metodo contraccettivo, puoi individuare i tuoi giorni non fertili quando la temperatura basale risulta più alta per almeno 3 giorni; il periodo "sicuro" termina nei giorni che precedono le mestruazioni.




    Girello bambini: pro e contro - Gio, 17 Ago 2017 09:01:00 +0200
    Mamme
    Il girello può davvero aiutare i bambini a compiere i primi passi? Molto utilizzato anni fa, oggi questo strumento è sconsigliato dagli esperti, che raccomandano di evitare l'uso prolungato. Ecco le cose da sapere. Secondo il Ministero della SaluteCome spiegano le linee guida del Ministero della Salute, quando il bambino è sveglio può essere posto nella culla, passeggino o nel marsupio, utile per far sentire il piccolo al sicuro e a contatto con il corpo dei genitori. Un morbido tappeto in una stanza con sufficiente spazio aiuterà lo sviluppo psico-motorio dei bambini. Seduti per terra con i giocattoli intorno, infatti, saranno sollecitati a muoversi, imparare a gattonare e utilizzare le gambe dei tavoli per alzarsi e muovere i primi passi. È necessario evitare di costringere il piccolo a camminare prendendolo per le braccia, così come l'utilizzo del girello, il quale può indurre il bambino a puntare i piedi in modo scorretto. ProFra i motivi che inducono i genitori a usare il girello emergono ragioni legate a comodità e praticità. Quando un bambino inizia a cercare di mantenersi in piedi o viene considerato pigro viene spesso posto nel girello, in modo da stimolare la sua voglia di muoversi offrendo un sostegno stabile. In questo modo i genitori si sentono più sicuri. Come raccomandano gli esperti, è fondamentale regolare l'altezza della mutandina e controllare che il piede appoggi a terra dal calcagno alla punta lungo tutta la pianta. Le linee guida del Ministero della Salute spiegano che risulta molto utile far camminare il bambino a piedi nudi ovunque sia possibile, poiché andrà a vantaggio del corretto sviluppo della muscolatura. ControCome emerge dal parere degli esperti, l'uso prolungato del girello è da evitare, perché può ostacolare il corretto sviluppo psicomotorio. È stato osservato che fra i piccoli abituati al girello di frequente emerge la tendenza a camminare in punta di piedi. Il girello, infatti, obbliga i piedi a una posizione anomala, che spesso viene mantenuta in seguito. Inoltre, l'utilizzo del girello può ritardare lo strisciamento e il gattonamento, senza contare i potenziali pericoli dovuti all'urto con eventuali mobili e oggetti. Le prime cadute consentono ai piccoli di sperimentare senso dell'equilibrio e allenamento propriocettivo, per questo si rivelano un'esperienza fondamentale per la crescita. Bocciati anche guinzaglio e box, che i piccoli percepiscono come una gabbia.




    L'oroscopo delle mamme: dimmi il tuo segno e ti dirò che mamma sei - Mar, 08 Ago 2017 10:23:00 +0200
    Mamme
    Che tipo di mamma sei? Te lo dice l'oroscopo




    Argento proteinato: cos'è, benefici, usi ed effetti collaterali - Mer, 02 Ago 2017 09:16:00 +0200
    Mamme
    Argento proteinato: è considerato un rimedio contro raffreddore e sinusite, ma è davvero efficace? Al momento non esistono dati clinici. Farmaco da automedicazione, non ha bisogno di ricetta medica per essere acquistato, tuttavia è necessario il consulto medico per l'utilizzo fino ai 12 anni d'età. Ecco le cose da sapere sull'argento proteinato. Che cos'èNoto anche come argento metellinato, questo principio attivo viene utilizzato come decongestionante e antisettico. È composto da molecole di natura organica e ioni d'Argento, ioni metallici con proprietà antimicrobiche e una tossicità ridotta. Noto fin dall'antichità, l'Argento veniva utilizzato per disinfettare le ferite e attualmente è usato per il trattamento delle infezioni, perché blocca la moltiplicazione dei batteri. BeneficiGrazie alle proprietà antibatteriche e decongestionanti, l'argento proteinato viene usato dalle mamme come rimedio contro raffreddore e otite, in grado di aiutare il sistema immunitario a debellare l'infezione. Il suo utilizzo come decongestionante della mucosa nasale inibisce la moltiplicazione batterica determinando la morte dei batteri, tuttavia è da evitare l'uso prima dei tre anni d'età. Attualmente sono in corso ricerche mediche sulle sue funzioni nel tentativo di spiegarne l'efficacia terapeutica. UsiDi colore giallo-bruno, l'argento proteinato è disponibile in gocce. La concentrazione del principio attivo può variare da 0,5% al 2%: è il medico a stabilire le dosi corrette in relazione all'età del bambino. Generalmente è possibile trovare l'argento proteinato fra i farmaci da banco. Viene utilizzato 2-3 al giorno nella quantità di 2-3 gocce a seconda della prescrizione del medico. Oggi questo prodotto è molto noto e viene prescritto con frequenza, tuttavia mancano dati clinici di conferma. Per la salute dei bambini molto piccoli e nel caso dei neonati i genitori possono orientarsi verso la soluzione fisiologica, un presidio sicuro, in grado di ridurre le secrezioni nasali. In generale l'argento proteinato è utilizzato per disinfettare naso e orecchie, contro raffreddore, sinusite, otite. Effetti collateraliA causa della mancanza di dati clinici, è da evitare l'uso dell'argento proteinato in gravidanza, durante l'allattamento e in concomitanza con prodotti a base di papaina. L’utilizzo concomitante di argento proteinato, infatti, può inibire l’azione enzimatica della papaina, enzima proteolitico estratto dal frutto immaturo della papaya. Tra gli effetti indesiderati in relazione all'uso dell'argento proteinato sono stati segnalati pruriti, patologie del tessuto sottocutaneo, irritazioni e reazioni di ipersensibilità argiria. Attenzione, l'accumulo di argento nel sangue può determinare la comparsa di argiria, un'alterazione cutanea irreversibile consistente nella colorazione blu-grigia dell'epidermide: un caso celebre fu quello di Stan Jones, senatore del Montana, Stati Uniti. In caso di sovradosaggio possono verificarsi concentrazioni di argento nel plasma, decolorazione della cute e sintomi come amnesia, epatotossicità, cardiomiopatia, linguaggio confuso. L'ingestione giornaliera prolungata può determinare uno stato di neurotossicità irreversibile, con stato epilettico e coma.




    Scopri perché la scienza è... roba da bambine! - Lun, 31 Lug 2017 07:13:00 +0200
    Mamme
    Come nasce la passione per la scienza? Il film Il diritto di contare, uscito nel 2016 e diretto da Theodore Melfi, ci ha fatto commuovere perché attraverso la magia del grande schermo ci siamo calati nella storia di Katherine Coleman Goble Johnson, scienziata afroamericana nell'America degli anni Sessanta: sono gli anni in cui la Nasa sogna il primo astronauta sulla luna e l'America combatte contro la discriminazione razziale. Non solo: all'interno dello Space Task Group si lotta per i diritti di genere. Perché ancora oggi il binomio donne e scienza non è un fatto scontato.Nel rapporto Ocse 2012 gli esperti, valutando 510mila ragazzi di 15 anni, hanno osservato: «La differenza nei risultati riflette la differenza di genere nella motivazione, nella spinta e nella fiducia in se stessi. Anche le ragazze che hanno gli stessi risultati dei loro colleghi maschi hanno meno costanza, un più basso livello di apertura alla soluzione dei problemi, livelli più bassi di motivazione a imparare la matematica e più alti livelli di ansia riguardo alla matematica rispetto ai ragazzi e sono propense ad attribuire la non riuscita a se stesse più che a fattori esterni».Rosetta Zan, docente presso il Dipartimento di Matematica dell’Università di Pisa e presidente della Commissione Italiana per l’Insegnamento della Matematica, CIIM, si occupa di problem solving e nei lunghi anni di ricerca ha indagato il ruolo dei fattori non cognitivi nell’apprendimento. Il punto è proprio questo: l'enigma e la sua capacità di gettare un seme nella mente, spronarci a fare domande, trasformare il problema in una sfida. I suoi libri, in cui troviamo titoli come Problemi e convinzioni (Pitagora Editrice) e I problemi di matematica (Carocci Faber), pubblicato nel 2016, ispirano un interrogativo importante: come si insegna matematica a scuola?Le linee didattiche prevedono libri di testo con esercizi semplificati, nei quali di solito è previsto un procedimento da riconoscere e imparare: errore non è solo lo sbaglio, ma anche la deviazione dalla norma, eppure l'approccio dei bambini di fronte al nuovo è estremamente curioso, entusiasta e ricco di immaginazione. Apprendiamo i fatti della vita attraverso i problemi che ci capitano e... le soluzioni che sappiamo trovare. Ecco una lezione importante, in matematica e nell'esistenza quotidiana.Trovarsi di fronte a un problema, scoprire la propria capacità di concentrazione e trovare l'intuizione giusta attraverso prospettive differenti è il vero allenamento. Nel suo discorso per il Nobel, il fisico Richard Feynman disse: «Nello scrivere articoli pubblicati nelle riviste scientifiche siamo abituati a presentare il lavoro quanto più terminato possibile, nascondere tutte le strade tentate, non preoccuparsi dei vicoli ciechi per cui si è passati o descrivere come si era iniziato dall'idea errata, e così via. Insomma, non c'è alcun posto dove pubblicare in maniera degna cosa si è davvero fatto per arrivare a quei risultati».Imparare a percorrere strade nuove è un'abilità che può essere sostenuta e incoraggiata: avviene quando sentiamo di poter commettere errori e imparare dagli sbagli che facciamo. Secondo un'indagine effettuata dall'Università di Bologna avere genitori convinti che la matematica sia una cosa da maschi influisce negativamente sulla vita scolastica delle figlie, al contrario il sostegno e la fiducia producono effetti positivi perché aiutano l'autostima generando un miglioramento anche nei voti.Matematica ed esperta di didattica alternativa, Maria Droujkova spiega che innamorarsi della matematica avviene fin da piccoli: sono innumerevoli le occasioni in cui possiamo esercitare le potenzialità dei bambini, dal supermercato ai libri illustrati. Scoprire la magia dei numeri significa lasciarsi trasportare in un universo altro, giocare, immaginare la realtà attraverso schemi differenti.«Eravamo tutti, semplicemente, dei ricercatori, ed eravamo totalmente impegnati in questo» spiega di se stessa Katherine, le cui vicende hanno ispirato la pellicola Il diritto di contare. Fin da bambina mostra spiccate abilità matematiche, tanto che il padre, boscaiolo, e la madre, insegnante, accetteranno di trasferire l'intera famiglia dal West Virginia affinché la figlia possa continuare i suoi studi.Quanto siamo disposti a vedere e stimolare i talenti nascosti dei bambini? La capacità di esercitare la curiosità, a ogni età, e accompagnare un figlio verso la sua strada, qualunque essa sia indipendentemente dal sesso o dai nostri desideri, è ciò che nella scelte di ogni giorno potrà aggiungere una piccola tessera al mosaico di una società più felice, culturalmente consapevole e libera.




    Intelligenze multiple: di che intelligenza è tuo figlio? - Ven, 28 Lug 2017 07:09:00 +0200
    Mamme
    Una bambina trascorre un'ora con un esaminatore, che le rivolge una serie di domande con cui valutare la sua capacità di ragionamento logico, memoria, calcolo; al termine del test il punteggio attribuito a ogni risposta determinerà il quoziente d'intelligenza, QI. Questo numero in molti casi ha avuto un peso notevole sul futuro dei bambini perché per anni in Paesi come gli Stati Uniti avere un quoziente scarso o superiore a 110 ha significato la possibilità di accesso o meno a una formazione universitaria di prestigio, occasioni lavorative e di carriera più vantaggiose. Davvero è possibile usare un numero per stimare l'intelligenza?Oggi il sistema scolastico Usa utilizza i test di intelligenza soprattutto per identificare disabilità oppure riconoscere bambini plusdotati. In Cina, dove gli ex figli unici vengono educati a livelli di competizione altissimi, individuare i piccoli geni diventa una corsa verso le scuole migliori. I bambini a Hong Kong sono abituati a rispondere a quesiti matematici di tipo intuitivo nei test d’ammissione delle scuole elementari. Considerati fra i migliori al mondo in abilità matematica, gli studenti cinesi usano il calcolo a mente e una ferrea disciplina.Howard Gardner, psicologo e docente di Cognitivismo e Pedagogia alla Facoltà di Scienze dell'Educazione presso l'Università di Harvard, parlando del QI afferma: «Dopo tutto, il punteggio assegnato attraverso un test per la valutazione dell'intelligenza predice quale sarà il livello di abilità del soggetto nell'affrontare le materie scolastiche, anche se non ci consente affatto di predire quali risultati il soggetto otterrà invece nella vita». Il punto è proprio questo. Gardner, che è direttore del Progetto sul potenziale umano e sostiene la teoria delle intelligenze multiple, coglie una considerazione che riguarda tutti: «Che cosa accadrebbe se lasciassimo briglia sciolta alla nostra immaginazione, se considerassimo la gamma più vasta di prestazioni che vengono di fatto apprezzate in tutto il mondo?»Ogni essere umano manifesta un certo modo di pensare e agire all'interno del suo campo: lo spazio in cui ci muoviamo è quello della società a cui apparteniamo. Da una parte all'altra del mondo le società umane hanno immaginato modalità diverse con cui affrontare la vita finendo per costruire una storia unica. Quotidianamente usiamo abilità differenti e ci confrontiamo con problemi diversi, a seconda del luogo in cui siamo nati e ci troviamo a vivere.Secondo Howard Gardner ragionare sulle intelligenze multiple significa imparare a vedere il potenziale di ognuno di noi. Perché ogni bambino merita di essere visto, considerato e stimolato in ciò che di unico è: ciascun essere umano ha una storia, propensioni e capacità che lo rendono competente, capace di incidere sulla realtà nella modalità che gli è propria.Quali sono le principali forme di intelligenza individuate dagli studi in materia? Come già detto, una delle più considerate è l'abilità logico-matematica. Inoltre, è possibile osservare:- Intelligenza linguistica, che indica la capacità di usare il linguaggio;- Intelligenza musicale, in rapporto a ritmo e sensibilità musicale;- Intelligenza spaziale, sfruttata dalla topologia e dai giocatori di scacchi, ma non solo perché comprende memoria visiva, colori e prospettive;- Intelligenza corporeo-cinestetica, in relazione alle abilità e all'espressione del corpo.Scriveva Albert Einstein: «La misura dell’intelligenza è la capacità di cambiare». Il celebre inventore della teoria della relatività inizia a parlare dopo i due anni tanto che i genitori, preoccupati, consultano un medico; inizierà la scuola a sei anni e mezzo, mostrando irrequietezza verso le regole. Il giovane Einstein mostra abilità per la matematica e voti più bassi nelle materie linguistiche, infatti il saggio d'esame in francese risulterà farcito di errori grammaticali, come ricorda il New York Times.Sebbene le diagnosi a posteriori siano una scommessa difficile, nel 2003 la BBC diffonde uno studio dell'Università di Cambridge e Oxford, Regno Unito: sembra che Albert Einstein e Isaac Newton presentassero sintomi della sindrome di Asperger. Due geni, abilità differenti e... il contesto dove poter manifestare il proprio potenziale, ecco la vera sfida: riconoscere il valore che ogni bambino porta con sé e aiutarlo a esprimere la persona che è. Perché ognuno possa avere la possibilità di vivere la sua storia.




    Le più belle case sull'albero per i bambini - Mer, 19 Lug 2017 22:54:00 +0200
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    I sogni a volte possono diventare realtà. Guarda con noi queste piccole dimore tra i rami…    




    Togliere il pannolino in 3 giorni? Prova il metodo Julie Fellom - Mer, 19 Lug 2017 15:29:00 +0200
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    L'estate è un ottimo periodo per iniziare a togliere il pannolino ai bambini e scoprire il primo approccio al vasino. Grazie alle ferie potrai sfruttare il tempo libero e agire con calma approfittando delle vacanze al mare o di una gita al fiume. Secondo il metodo pensato dalla maestra americana Julie Fellom sono sufficienti tre giorni, ecco come fare. Addio al pannolinoChe cosa ti serve prima di iniziare? L'ideatrice del metodo spiega che innanzitutto è bene munirsi di vasini, da posizionare in tutte le stanze di casa. Come insegna l'esperienza con i cuccioli armati di una bacinella, acqua, detersivo e... una buona dose di pazienza! Togliere il pannolino è un momento molto importante nella vita di un figlio: agire con fretta e stress non fa bene né a te, né al piccolo perché carica l'atmosfera di tensione. I bambini sono esseri estremamente sensibili e in grado di annusare i malumori nell'aria con un istinto eccezionale. I segnali per togliere il pannolinoOsserva il comportamento del tuo bambino. La presenza di alcuni segnali può aiutarti a capire che è pronto per questa nuova avventura e indicare quando iniziare a togliere il pannolino. Il piccolo rimane asciutto per qualche ora? Potrebbe essere già il momento giusto per iniziare. Notare quando avviene l'evacuazione nell'arco della giornata è un'ottima abitudine, perché ti aiuterà a riconoscere le situazioni in cui tenere a portata di mano il vasino e invitarlo a fare pipì, per esempio accade di frequente appena svegli e dopo i pasti. Secondo Julie Fellom il metodo funziona meglio con bambini di età inferiore a 28 mesi. Contrariamente a ciò che si pensa, secondo numerosi esperti abituare al vasino i bambini fin da piccolissimi può rendere più facile e veloce abbandonare il pannolino perché contribuisce a far conoscere al bimbo il momento dell'evacuazione e il suo corpo. Togliere il pannolino con il metodo Julie FellomCome iniziare? Il primo giorno lascia che il bambino possa girare nudo per casa. Questa situazione, che in genere i piccoli amano, consentirà di venire a contatto con il corpo e le sue necessità. Il metodo Julie Fellom si basa sul non utilizzo di pannolini o slip nell'arco dei tre giorni previsti, per questo la bella stagione può essere il periodo dell'anno più adatto per cimentarsi. Osserva il tuo bambino e... corri! Non appena mostra di aver bisogno di fare pipì o dà segni di inquietudine posizionalo sul vasino. L'ideatrice del metodo suggerisce di farlo bere di frequente così da aumentare le occasioni per fare pipì nei tre giorni del training.Spiega al tuo bambino come slacciarsi i pantaloni, pulirsi dopo l'evacuazione e lavare le mani. Chiaramente sarai tu a svolgere questi compiti, tuttavia ascoltare le tue parole lentamente lo avvicinerà a questo rito. Sui libri o fra i video disponibili online potrai trovare canzoncine e filastrocche per accompagnare questo momento così prezioso.Quando il bambino riesce a evacuare per 10-12 volte nel vasino significa che sta diventando autonomo. Attenzione: mai sgridare, punire o far vergognare il piccolo della sua incapacità di fare pipì nel vasino o per eventuali errori. Spiega con parole semplici e chiare, usando un tono di voce sicuro e gentile, che quando ha bisogno può utilizzare il vasino.Dopo il primo giorno, durante la notte è possibile utilizzare il pannolino in modo da evitare incidenti. Il secondo giorno potrai aggiungere un ulteriore avventura: è il momento di uscire con il piccolo a fare una passeggiata. Prima di andare fagli fare pipì e ricorda di vestirlo con abiti larghi, senza mutandine. In Asia i bambini vengono vestiti con pantaloncini di cotone con un taglio in mezzo di modo che il piccolo possa fare i suoi bisogni ovunque in modo agile ed essere lavato subito, senza l'impedimento dei vestiti. Lo sapevi?Siamo arrivati al terzo giorno: aggiungi un'uscita al mattino. Per sicurezza puoi portare con te alcuni vestiti di ricambio; per alcune settimane, fino a tre mesi, lascia che negli ambienti di casa il bambino sia libero di stare nudo e fai in modo che in giro indossi vestitini o pantaloni larghi. Per la nanna puoi continuare a utilizzare un pannolino. Se all'inizio il metodo non funziona lascia passare un po' e riprova, senza stress. Ricorda che ogni bambino ha i suoi tempi.  Chi è Julie Fellom?Per 25 anni Julie Fellom, statunitense, ha lavorato come educatrice e insegnante nelle scuole per l'infanzia. Nel 2006 ha dato il via al progetto Diaper Free Toddlers: oggi abita a san Francisco, dove svolge corsi e laboratori per genitori e bambini fra i 15 e 27 mesi per imparare a togliere il pannolino.




    Il mare è una medicina per i bambini? - Mar, 18 Lug 2017 07:03:00 +0200
    Mamme
    «Non si può essere infelici quando si ha questo: l’odore del mare, la sabbia sotto le dita, l’aria, il vento» scriveva Irène Némirovsky nel suo romanzo Il vino della solitudine, pubblicato per la prima volta nel 1935. I benefici del mare sono tanti, per i bambini e non solo: l'acqua, presente nel corpo umano in percentuali variabili dal 90%, da neonati, al 60% circa negli adulti più anziani, rappresenta il nostro collegamento con la vita, ecco perché quando ci troviamo immersi nella natura, all'aria aperta, ci sentiamo immediatamente più felici. 1 Un tuffo nell'acqua salata Grazie al potere del sale disturbi come eczemi e dermatiti migliorano: la pelle diventa più forte, si calmano le infiammazioni. Bambini e adulti con psoriasi di solito traggono giovamento dall'esposizione al sole e all'aria aperta. Inoltre, i sali minerali presenti nell'acqua aiutano la guarigione dell'epidermide dando una vera e propria sferzata di energia. 2 Respira a pieni polmoni! La concentrazione di iodio presente nell'aria ha l'effetto di un aerosol naturale. Fare una passeggiata lungo il mare è un esercizio di puro benessere perché allena la muscolatura, pulisce le vie respiratorie e stimola il sistema immunitario, prevenendo infezioni e malanni: una respirazione profonda favorisce l'ossigenazione del sangue e ha effetti positivi sul metabolismo. 3 Impariamo a camminare Secondo gli esperti camminare a piedi nudi è una buona abitudine e per un bambino che muove i primi passi presenta notevoli benefici. Muoversi a piedi scalzi significa assumere una posizione naturale, trovare il proprio equilibrio e percepire al massimo le sensazioni di pelle. Il peso viene distribuito in modo uniforme, la muscolatura si rafforza. 4 Vita all'aria aperta Svegliarsi quando l'aria è ancora fresca e assaporare la luce che cambia durante la giornata, sentire gli odori e il vento fresco sulla pelle, correre a perdifiato sulla sabbia: a ogni età queste semplici azioni si riempiono di magia, perché ci aiutano a ritrovare la nostra connessione con il mondo naturale. 5 Facciamo un castello? Giocare con la sabbia è un modo per esercitare la manualità e dare sfogo alla fantasia. Quando ci immergiamo nella natura i nostri bisogni si riducono: non servono molti giocattoli o attività speciali da fare. Come spiegano gli esperti durante le vacanze è importante gustare il vero riposo e trovare tempo per sé, fantasticare, ritrovare l'incanto di un tramonto sul mare. 6 Stop al senso del dovere! La vita quotidiana è fatta di momenti ben scanditi, impegni, scuola e lavoro. In spiaggia ci spogliamo degli abiti e dei ruoli che indossiamo ogni giorno: rimaniamo nudi e ci sentiamo più liberi, vitali, senza freni. Per un bambino la vacanza al mare è un tuffo in un mondo parallelo,  dove dimenticare per un attimo le solite abitudini e godere del piacere  di una libertà preziosa. 7 Nuotare come pesciolini Aiuta il tuo bambino a scoprire il piacere dell'acqua e ricorda che ogni bambino ha i suoi tempi. Avere paura dell'acqua in certi momenti può capitare, per questo è importante agire con delicatezza rispettando le sensazioni dei più piccoli senza forzarle. Sfrutta l'occasione con un semplice castello di sabbia: lasciare che il bambino vada da solo a riempire il secchiello con l'acqua sarà un modo per sperimentare un avvicinamento graduale. Sarà la curiosità a guidarlo. 8 Senza tempo Sperimentare la vita di mare significa esplorare nuovi  luoghi, giocare con gli elementi naturali, conoscere nuovi amichetti, stare a contatto con la natura e... poter perdere  tempo. Pomeriggi senza fine rincorrendo una palla, nuotate e giochi con  gli amici... senza orologio: regalatevi la possibilità di vivere queste giornate seguendo il vostro istinto, con orari più fluidi rispetto alla solita ora di pranzo. 9 La carezza del sole Con le protezioni adeguate il sole è un vero e proprio toccasana. Dalle ricerche emerge che l'esposizione alla luce migliora lo stato di benessere dell'intero organismo, stimola l'ormone della crescita, favorisce il buon umore. Siamo come piante che hanno bisogno del sole per crescere, ecco perché dovremmo imparare a sostituire l'obiettivo dell'abbronzatura con il piacere della luce e della sua calda carezza sulla pelle. 10 Relax! Respirare l'aria salmastra, ricca di sali minerali, correre sulla sabbia a piedi nudi, liberare la mente e rimanere immobili per ore senza far nulla, immersi nel blu e cullati dal rumore delle onde, guardando la distesa di acqua salata: la semplicità di questa rara alchimia rende il nostro tempo al mare una meditazione naturale. Grazie alla produzione di endorfine si scopre un profondo rilassamento, fisico e mentale. Il corpo è più allenato e attivo, la mente diventa leggera. Una carica di energia da portare nel cuore tutto l'anno.




    Segnalibro anguria fai da te per bambini - Lun, 10 Lug 2017 11:26:00 +0200
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    Cerchi un'idea creativa, semplice e divertente da realizzare con il tuo bambino? Questo segnalibro di carta fai da te a forma di anguria è un facilissimo origami che rende ancora più divertenti le sue letture estive




    Frasi e atteggiamenti che fanno sentire in colpa i bambini - Lun, 10 Lug 2017 09:59:00 +0200
    Mamme
    «Gliel'ho detto e ridetto, eppure lui continua a fare quello che vuole» spiega allarmato il genitore alle prese con il piccolo ribelle. Daniele Novara, pedagogista e direttore del Centro Psicopedagogico per la Pace e la gestione dei conflitti di Piacenza, ride sonoramente: la nostra mente è occupata dalla convinzione che il bambino faccia o dica cose per il puro gusto di contrastare chi ha di fronte, far preoccupare e agire senza criterio. Pedagogia Nera«Un bambino di due-tre anni non possiede gli strumenti per poter capire attraverso quella che riteniamo essere una spiegazione sensata e razionale” chiarisce l'esperto: «La cattiva comunicazione è legata alla colpevolizzazione del bambino. Abbiamo l'idea, negativa, che il bambino voglia agire in un certo modo per far tribolare, ovvero che dietro il comportamento esista un'intenzionalità oppositiva nei confronti dei genitori». Sgridare e punire… “altrimenti non capisce e prende i vizi”: davvero queste abitudini costituiscono una lezione utile per il bambino? «Teorie di questo tipo furono sostenute in passato, ma vengono disconosciute dagli studi attuali, tuttavia sono ancora vive e presenti nel pensiero comune». La considerazione dei bambini come esseri da correggere e raddrizzare, spesso a suon di botte, esprime una concezione dell'infanzia intrisa del senso di colpevolezza, macchia del peccato originale. Durante il Medioevo, nella tradizione giudaico-cristiana, il perverso meccanismo fra controllo, trasgressione e punizione genera una spirale di terrore, soprusi, violenza fisica e psicologica. Il peso dei sensi di colpaSebbene gli studi sull'infanzia abbiamo preso nuove direzioni, nei comportamenti di tutti i giorni spesso cadiamo, anche inconsapevolmente, in convinzioni e prese di posizione radicate nell'inconscio. In realtà, regole eccessivamente rigide, castighi, punizioni e atteggiamenti di mortificazione continua impediscono al bambino di costruire radici solide, sviluppare autostima e sicurezza in sé. Katharina Rutschky, educatrice tedesca, e in seguito la psicoanalista Alice Miller, intorno agli anni Settanta introdurranno il concetto di Schwarze Paedagogik, pedagogia nera. La studiosa, che durante l'infanzia viene punita dalla madre con giornate fatte di silenzi interminabili, nel suo libro La fiducia tradita, scrive: «La bambina che cerca di capire la ragione del comportamento della madre lascia il posto a un'adulta che ha ormai rimosso i sentimenti infantili, ma si porta dentro il peso di quel senso di colpevolezza, di quel trattamento sadico e ingiusto, di quella mancanza d'amore». La libertà di essere bambiniIl rovescio della medaglia, ovvero un rapporto genitore-figlio basato sull'idea della vicinanza, può essere altrettanto pericoloso. «Oggi desideriamo essere piacevoli» spiega Daniele Novara: «Un genitore vuole essere vicino al figlio, per questo punta sulla comunicazione. Dietro c'è l'idea che il bambino “deve capire”: “il mio bambino è molto avanti, può capire, il problema è che non mi ascolta”. Ma un bambino così piccolo come fa a capire? Nella logica per cui siamo diventati amici dei nostri figli desideriamo essere gradevoli e così facendo smettiamo di educare». Quali possono essere le conseguenze di un sistema educativo del genere? «Per esempio, il terzo anno generalmente corrisponde all'età delle arrabbiature: è normale che un bambino ogni tanto si butti per terra o faccia scenate. Come si può non accettare che un bambino abbia momenti di nervosismo e rabbia? Il grande errore è cercare di impedire ai bambini di essere bambini». Psichiatrizzazione dei bambiniEsprimere emozioni come la rabbia o la tristezza costituisce un bisogno fondamentale, per grandi e piccoli. Ignorare una necessità profonda etichettando una fase del processo di crescita come problematica possiede notevoli rischi. Secondo i ricercatori del Kaiser Permanente, in California, l'incidenza di nuove diagnosi di ADHD nel 2010 ha registrato una crescita del 24%. Come reso noto dall'American Academy of Child & Adolescent Psychiatry, il 90% dei bambini con diagnosi in età prescolare subisce cure farmacologiche, eppure i sintomi persistono. «La psichiatrizzazione dell'infanzia oggi è un problema, purtroppo, sempre più frequente» spiega Daniele Novara, che su questo tema sta costruendo il lavoro al centro del nuovo libro, la cui uscita è prevista per l'autunno. Problema o fase della crescita?«Sono tantissimi i bambini che vengono messi sul binario della disabilità a causa di disturbi della condotta valutati con diagnosi affrettate e supposizioni terroristiche: presi di mira da diagnosi neuropsichiatriche, non vengono aiutati a sviluppare risorse e non sono aiutati. Non possiamo diagnosticare che i bambini fanno i bambini!». Ciò che noi vediamo come un problema in realtà nasconde il diritto alla lentezza, a usare il proprio tempo: “Cerchiamo di di individuare il problema il più presto possibile, senza pensare che la patologia di frequente è semplice immaturità. Un professionista serio non diagnostica una disabilità in un paio di incontri». Per maturare... c'è bisogno di tempo«Litigare per il possesso di un oggetto fa parte dell'età. È attraverso il confronto con altri bambini che si impara a condividere, o rinunciare: non si ottiene lo stesso risultato con un discorso. Al contrario, gli urli possono condurre alla poca considerazione di sé e disturbi depressivi in adolescenza. “Stai fermo, non sudare, smettila! Hai capito? Non mi ascolti!”, ripetono i genitori preoccupati, usando gli urli come un senso di allarme continuo. Come dico sempre, anziché esserne orgogliosi dovremmo preoccuparci per un bambino che sa stare immobile per ore, a casa o al ristorante: stiamo creando un mostro. Inutile arrabbiarsi quando un bambino fa il bambino» conclude, sorridendo Daniele Novara: «Riappropriamoci dell'educazione dei nostri figli: non sono malati, ma semplicemente immaturi e questo è un vantaggio, non un problema: inutile colpevolizzarli perché sono sbagliati».




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